Umberto Lenzi è morto, ci lascia uno dei più importanti registi italiani

Ci lascia Umberto Lenzi, uno dei più importanti registi italiani del genere horror e poliziottesco

Ha consacrato il cinema italiano di genere poliziottesco e horror durante il florido periodo degli anni ’60 e ’70, riscuotendo grande successo soprattutto all’estero, ma anche per lui era giunto il momento di salutarci definitivamente. Con grande tristezza, oggi ci lascia Umberto Lenzi all’età di 86 anni, universamente conosciuto come uno dei grandi cineasti italiani.

Lenzì portò una grande ventata d’aria fresca al genere poliziottesco nel 1974 con Milano odia: la polizia non può sparare, una pellicola estremamente violenta per quel periodo che invertiva i ruoli e si concentrava sull’ascesa di un criminale interpretato da un Tomas Milian alle prime armi con il genere prima di diventare noto successivamente con la saga del Er Monnezza, personaggio creato sempre dal regista in questione.

Otre al lato criminale, Lenzi esplora anche quello violento della legge italiana creando un filone sempre legato al poliziottesco con protagonista Maurizio Merli nei panni del commissario incorruttibile.

Nei primi anni ’80 decide di dare una svolta alla sua carriera registica addentrandosi nel mondo dell’horror che all’epoca stava risplendendo di grande luce grazie a Dario Argento e Lucio Fulci.

Nel farlo Lenzi applica ancora una volta un suo stile personale e quindi reinterpreta il filone dello zombie movie di Romero visto con Zombie per creare uno dei primissimi cannibal movie, Incubo sulla città contaminata, per poi riprendere successivamente questo genere in modo più diretto con Mangiati Vivi nel 1980 e Cannibal Ferox nel 1981.

Tra le sue opere anche La Casa 3 – Ghosthouse (1988), sequel apocrifo de La Casa di Sam Raimi.

Lenzi ha creato anche il personaggio letterario di Bruno Astolfi, un detective che si muove nei primi anni ’40, alle prese con indagini che affondano le proprie radici nel mondo del cinema. I suoi racconti sono la più grande testimonianza della sua passione verso il mondo del cinema, e ciò si evice dalla maniacalità con cui descriveva il dietro le quinte di questo mondo.



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