ECHO: Recensione (PS4 & PC)

Echo. Ovvero: quando una semplice, brillante idea vince su tutto.

Echo

  • Nome completo – Echo
  • Piattaforme – PS4, PC
  • Producer – Ultra Ultra
  • Developer – Ultra Ultra
  • Distribuzione – Digitale
  • Data di uscita – 19 Settembre 2017
  • Genere – Stealth, Fantascienza
  • Versione testata – PS4

Premesse di livello

Echo

La narrazione alla base di questo misterioso “Echo” è tutt’altro che semplicistica. Il tutto prende le mosse dalla fantascienza classica della letteratura à la Arthur C. Clarke (autore di “2001: Odissea nello Spazio) o di Iain Banks. La bella En, protagonista dell’esperienza di gioco, si trova ad esplorare un mitico Palazzo extraterrestre che pare contenga la chiave per riportare in vita il suo compagno di vita, racchiuso nel cubo che ne ha imprigionato (“tradotto”) l’essenza. Costretta a vagare tra scalinate, lampadari lussuosi e stanze apparentemente ripetute all’infinito, En scopre ben presto che il luogo che la ospita è tutt’altro che un semplice spazio fisico…



Ed ecco la svolta. Il Palazzo, dopo aver condotto En nelle sue stanze interne, ritiene di averla studiata a sufficienza per poterne creare delle copie (degli eco!) da usare contro di lei. Non è tutto qui, però. Gli Echo, infatti, sono di fatto poco più che involucri capaci di movimento, senza abilità proprie. Fasi di luce e di black-out permettono all’ambiente di esercitare una terrificante abilità: quando la luce è accesa, ogni capacità fisica di cui faremo uso verrà acquisita dai nostri doppelgänger. In breve ci troveremo in fuga da più versioni di En, capaci magari non solo della corsa e di riconoscere la possibilità di camminare attraverso zone allagate, ma anche di sgattaiolare alle sue spalle e soffocarla, o di scavalcare muri e usare le porte, prima utili nascondigli e fonte di tanta sicurezza.

Tecnica ed ingegno

Echo

Per sopravvivere al Palazzo, tecnica ed ingegno sono tutto quel che serve. Le stesse qualità di cui si sono dotati gli sviluppatori di Ultra Ultra, nuova software house fondata in quel di Copenhagen. “Echo” è il loro primo gioco, e come tutte le opere prime non è esente da difetti. E quasi tutti questi difetti sono relegati al puro aspetto tecnico. La particolare pensata che permette al tutto di funzionare è essenzialmente una: usare i propri problemi, sfruttarli, farsene quasi gioco e farne appunto un gioco. Un giocone.

Ed è così che un titolo dal budget risicatissimo come questo arriva alla geniale intuizione di base. Non possiamo permetterci di animare un gran numero di modelli 3D ed utilizzarli in-game? Perfetto, ne faremo uno solo, quello di En, e ne useremo a centinaia. Quello che limita lo sviluppo non dovrebbe mai limitare la fantasia dietro al lavoro, e soprattutto non dovrebbe mai limitare il gameplay e la fruizione ultima del gioco. E ciò, in “Echo”, non accade mai. Qui c’è del genio, signore e signori.

Questo genio di cui parliamo permea tutti gli altri aspetti cruciali del gioco. La scrittura brillante rende interessante e mai frustrante la prima ora di gioco, dove non dovremo far altro che camminare ed esplorare gli ambienti che ci si parano davanti. Da sommarsi a tutto questo resta un comparto audio davvero interessante e ben fatto, capace di sottolineare l’azione in modo magistrale. Siamo davanti ad un titolo capace di distinguersi dalla massa, di osare e provocare, di portare avanti un discorso autonomo all’interno di un panorama indie che va oramai installandosi nel già visto e nel già fatto. E questo sin dal menù principale, uno dei più belli e particolari mai visti. Hats off to Ultra Ultra!




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